Lara Ferrario

Seminare parole. Coltivare pensieri.

Libri per chi cresce e per chi gli cammina accanto, tra domande, scoperte e possibilità.

Scopri i libri


Prima delle parole

Mi hanno sempre incuriosita le cose che sembrano piccole e che, invece, spesso dicono molto più di quanto pensiamo. Un gesto, una reazione, il modo in cui qualcuno guarda, risponde, si chiude o si apre. Ho sempre avuto bisogno di andare un po’ più a fondo, di prendere un’emozione o un comportamento e capire da dove arriva, cosa contiene, cosa racconta. Scrivere, per me, è diventato anche questo: provare a dare parole a quello che spesso sentiamo ma non riusciamo bene a spiegare.

È così che ho cominciato a osservare l’infanzia. Una frase detta senza pensarci, un aiuto dato troppo presto, un errore che lasciamo fare oppure che impediamo, il modo in cui reagiamo a una paura, a un capriccio, a una fatica. Sono cose che succedono ogni giorno, spesso mentre stiamo facendo altro, eppure mi sono accorta che gran parte dell’educazione passa proprio da lì. Non nei grandi discorsi, non nei momenti in cui decidiamo consapevolmente di insegnare qualcosa, ma nella normalità delle nostre giornate e nel modo in cui stiamo accanto ai bambini mentre crescono.

È da questa osservazione che sono nati i miei libri.

Ho provato a scrivere delle parole che possono mettere radici dentro un bambino e di tutto ciò che noi adulti lasciamo, spesso senza accorgercene. Ho scritto dei genitori, delle loro paure, delle contraddizioni, di quel continuo tentativo di capire quando intervenire e quando lasciare spazio.

Ho scritto anche dell’ironia che serve per attraversare certe giornate, soprattutto quando sei una madre e qualche volta ti senti terribilmente sola dentro una fatica che, vista da fuori, sembra persino banale.

Ho provato a costruire strumenti per quei genitori che si vogliono bene, vogliono bene ai propri figli, ma non riescono più a trovarsi quando si parla di educazione. Perché essere in disaccordo non significa necessariamente essere una famiglia che non funziona e perché, qualche volta, il punto non è stabilire chi abbia ragione, ma riuscire ancora a parlarsi.

E poi ho scritto per i bambini. Libri che fossero nutrimento, curiosità, scoperta. Libri nei quali non si sta soltanto seduti a leggere, ma si fa, si colora, si cerca, si incontra un mondo diverso dal proprio e, possibilmente, si torna a casa con qualche domanda in più.

Ho scritto libri molto diversi tra loro, ma per me nascono tutti dallo stesso punto: dalla curiosità per ciò che accade mentre un bambino cresce e per il segno, spesso invisibile, che noi adulti lasciamo lungo quella strada.

Non mi interessa insegnare a qualcuno come si cresce un figlio. Credo che un genitore che ama il proprio figlio faccia, con quello che ha, con quello che sa e con la propria storia, il meglio che riesce a fare.

Mi interessa molto di più osservare insieme quello che succede.

Capire perché facciamo certe cose, che cosa producono, che cosa potremmo guardare da un’altra prospettiva. A volte basta una parola diversa. Altre volte serve togliere qualcosa, fare meno, aspettare un po’ di più. Altre ancora non c’è niente da correggere: c’è soltanto da attraversare un momento insieme.

Forse è questo che cerco quando scrivo.

Non una risposta definitiva su come si cresce un bambino, ma un modo più attento di guardare quello che succede mentre lo stiamo facendo.

Per accompagnare:

Radici invisibili

Ci sono cose che facciamo ogni giorno senza sapere quanto rimarranno.

Una risposta data distrattamente. Un errore che permettiamo. Una paura che accogliamo invece di cancellarla. Una frase pronunciata mentre stiamo preparando la cena e che per noi dura tre secondi, mentre magari dentro nostro figlio resterà per anni.

Radici invisibili nasce da qui.

Dal tentativo di guardare sotto la superficie della relazione tra un adulto e un bambino e capire che cosa stiamo costruendo proprio mentre ci sembra di stare semplicemente vivendo.

Non è un manuale per diventare genitori perfetti.

È una bussola.

Non dice: «Vai sempre da questa parte».

Prova piuttosto ad aiutare l’adulto a capire dove si trova, che cosa sta succedendo nella relazione e in quale direzione vorrebbe andare.

Parla di presenza, fiducia, autonomia, errore, ascolto, limiti e di tutte quelle radici che non vediamo crescere mentre le stiamo piantando.

Poi passa il tempo.

E un giorno ci accorgiamo che erano lì.

Radici nel cuore

Se Radici invisibili prova a guardare il perché, Radici nel cuore entra nel quotidiano.

Nasce da una convinzione molto semplice: le parole che un bambino ascolta tante volte finiscono, almeno un po’, per diventare le parole con cui imparerà a parlare a sé stesso.

Per questo ho raccolto 365 frasi, una per ogni giorno dell’anno.

Non frasi motivazionali da ripetere davanti allo specchio e nemmeno formule magiche che garantiscono figli sicuri, felici e immuni dalla vita.

Sono parole da lasciare.

«Mi fido di te.»

«Puoi cambiare idea.»

«Non devi essere bravo in tutto.»

«Puoi chiedere aiuto.»

«Il tuo valore non cambia quando sbagli.»

Piccoli messaggi che, ripetuti nel tempo, possono diventare un linguaggio familiare.

Se Radici invisibili è la bussola, questo è lo strumento concreto.

Perché qualche volta sappiamo benissimo cosa vorremmo trasmettere ai nostri figli.

È trovare le parole, nel mezzo della vita vera, la parte complicata.

365 giorni. 365 possibilità di lasciare qualcosa che magari non vedremo subito, ma che potrebbe restare.

L’arte di togliere

Ho cominciato a pensare a questo libro osservando una contraddizione.

Più vogliamo bene a un bambino, più siamo portati ad aiutarlo.

Ed è perfettamente comprensibile.

Gli allacciamo una scarpa perché facciamo prima. Rispondiamo prima che trovi la parola. Gli suggeriamo come risolvere un problema. Riempiamo un’attesa perché si sta annoiando. Corriamo a sistemare una piccola frustrazione perché vederlo stare male fa stare male anche noi.

Lo facciamo per amore.

Eppure crescere richiede anche tutto ciò che, con le migliori intenzioni, qualche volta togliamo: il tempo per provare, la possibilità di sbagliare, l’attesa, la noia, una responsabilità abbastanza piccola da poter essere sostenuta, perfino una dose ragionevole di frustrazione.

Così ho cominciato a chiedermi non che cosa dovessimo aggiungere all’educazione dei nostri figli, ma che cosa potessimo togliere.

Non amore.

Non presenza.

Non protezione.

Interferenza.

Quella parte di aiuto che, senza volerlo, finisce per occupare esattamente lo spazio nel quale un bambino avrebbe potuto scoprire di essere capace.

L’arte di togliere parla di questo.

Dell’arte difficile di restare accanto senza sostituirsi.

Di accompagnare senza trascinare.

Di proteggere senza impedire ogni caduta.

E soprattutto di accettare che qualche volta il nostro compito non sia fare qualcosa.

Sia riuscire a non farla.

I quaderni de L’arte di togliere

Dopo aver scritto L’arte di togliere mi sono resa conto che una domanda rimaneva aperta.

D’accordo: lasciare spazio.

Ma quanto? Quando? E soprattutto, che cosa significa concretamente quando davanti abbiamo un bambino di tre anni, di sei oppure di dieci?

Perché dire «favorire l’autonomia» è relativamente semplice.

Farne qualcosa di concreto alle sette e mezzo del mattino, mentre qualcuno non vuole vestirsi e mancano dodici minuti per uscire, è un’altra faccenda.

Sono nati così i Quaderni de L’arte di togliere.

Non riassunti del libro e nemmeno raccolte di esercizi da svolgere per ottenere il bollino di genitore illuminato.

Sono strumenti per portare le domande dentro le giornate vere.

Il percorso accompagna le diverse età della crescita, perché cambia il bambino e deve poter cambiare anche il nostro modo di stargli accanto.

Nei primi anni significa soprattutto dare tempo alle piccole autonomie, attraversare insieme le prime frustrazioni, lasciare spazio al gioco, alla noia, alle emozioni e alle responsabilità minuscole.

Poi il bambino cresce. Arrivano la scuola, le amicizie, capacità nuove, richieste nuove, una maggiore possibilità di scegliere e anche un maggiore bisogno di sperimentarsi lontano dallo sguardo dell’adulto.

E a un certo punto arriva forse la parte più difficile per noi:

continuare a esserci senza essere sempre necessari.

È questo il filo che attraversa tutti i quaderni.

Non insegnare a un bambino a fare a meno di noi.

Aiutarlo a scoprire, poco per volta, tutto ciò che è capace di fare anche quando noi non interveniamo.

Tre quaderni, pensati per tre fasce d’età:

Copertina del Quaderno 1 de L'arte di togliere

2–4 anni5–7 anni8–11 anni

L’accordo nel disaccordo

Due adulti possono amare lo stesso bambino con la stessa intensità e avere idee completamente diverse su come crescerlo.

Uno pensa che sia il momento di dire no.

L’altro che si possa lasciar correre.

Uno vuole intervenire.

L’altro aspetterebbe.

Uno pensa che l’altro sia troppo severo.

L’altro pensa che il primo sia troppo permissivo.

E nel frattempo, spesso, il bambino è lì.

L’accordo nel disaccordo nasce proprio da questa parte poco raccontata della genitorialità.

Non dalla necessità di convincere due genitori a pensarla allo stesso modo, perché sarebbe poco realistico e forse nemmeno desiderabile.

Nasce dall’idea che essere una squadra non significhi essere due copie della stessa persona.

Il quaderno offre uno spazio nel quale fermarsi prima che ogni divergenza educativa diventi una discussione sulla persona che abbiamo accanto.

Per provare a capire che cosa ci muove, da dove arrivano certe convinzioni, quali battaglie appartengono davvero al presente e quali ce le portiamo dietro dalla nostra storia.

E, soprattutto, per cercare quel punto comune che può rimanere anche quando non siamo d’accordo.

Perché forse nostro figlio non ha bisogno di vedere due adulti che pensano sempre allo stesso modo.

Ha bisogno anche di vedere che si può essere in disaccordo senza smettere di rispettarsi.

SOS – Mi esplode la vena

Questo libro nasce invece da un momento preciso della giornata.

Non so quale sia l’ora esatta per tutte le madri.

Per alcune sono le sette e venti del mattino.

Per altre le diciannove e quarantadue.

È comunque quel momento in cui hai già ripetuto la stessa cosa nove volte, qualcuno non trova una felpa che si trova esattamente davanti a lui, la cena che ieri era «la mia preferita» oggi è diventata improvvisamente immangiabile e tu senti distintamente una vena sulla fronte chiedere di essere inserita nello stato di famiglia.

SOS – Mi esplode la vena è il mio libro più ironico e satirico.

È rivolto alle mamme.

A quelle che amano i propri figli oltre ogni misura, conoscono magari anche le teorie pedagogiche, cercano di parlare con calma, respirare, accogliere le emozioni e poi, qualche volta, scoprono che la propria voce può raggiungere frequenze fino a quel momento considerate incompatibili con l’essere umano.

È un libro che ride della vita familiare senza ridere dei bambini.

E soprattutto senza ridere delle madri.

Ride con loro.

Delle nostre contraddizioni, delle promesse fatte a noi stesse, delle strategie educative perfette durate fino alle 8:13, delle trattative internazionali per entrare nella doccia e del misterioso fenomeno per cui un essere umano può non sentire «metti le scarpe» pronunciato a sessanta centimetri di distanza ma percepire l’apertura di un pacchetto di biscotti da tre stanze più in là.

Dentro l’ironia, però, rimane il mio modo di guardare alla relazione educativa.

Perché si può ridere moltissimo della genitorialità e prenderla comunque sul serio.

Anzi.

Qualche volta ridere è proprio ciò che ci permette di fare una cosa preziosa:

guardarci da fuori senza massacrarci.

I Romanzi

L’atlante delle cose che restano

Ci sono libri che raccontano il viaggio.

L’atlante delle cose che restano racconta ciò che accade quando partire diventa il modo più facile per non chiedersi dove si desidera davvero stare.

Elia ha due madri, una valigia sempre pronta e un talento che tutti ammirano:

sa adattarsi.

Cambia città, lingue, scuole.

Impara presto a essere il bambino che non crea problemi, quello che capisce, quello che sembra stare bene ovunque.

Cresce dentro un amore enorme, tra libri, partenze, fotografie e risate che arrivano persino nel mezzo di un litigio.

Per lui Lea e Inés sono semplicemente le sue madri.

Per il resto del mondo, troppo spesso, diventano una domanda da spiegare.

E, intanto, la sua capacità di ricominciare ogni volta smette lentamente di essere un dono e diventa un ruolo da sostenere.

Elia vorrebbe poter essere arrabbiato, incerto, perfino scontento, senza che questo sembri un giudizio sulla sua famiglia o una forma di ingratitudine.

Perché essere molto amati non dovrebbe significare diventare la prova che tutto va bene.

Poi una confidenza affidata a Lea finisce dentro le pagine di un suo romanzo.

Per lei è letteratura.

Per Elia erano parole dette a sua madre.

Un’altra partenza si avvicina e, per la prima volta, lui vuole avere voce in una decisione che cambierà la vita di tutti e tre.

L’atlante delle cose che restano è un romanzo di formazione familiare e inclusivo sull’identità, sui confini, sul diritto di dire no e su ciò che dell’infanzia continua a vivere dentro di noi.

Con intimità, ironia e tenerezza, attraversa la distanza delicata fra proteggere chi amiamo e lasciargli lo spazio necessario per diventare se stesso.

E pone una domanda semplice e scomoda:

quanto della vita di chi amiamo possiamo decidere, prima di smettere di ascoltarlo?

Costumino giallo

Un nuovo romanzo è in arrivo.

Prossimamente disponibile

Per scoprire

Collana: Storie intorno al mondo

Una collana di miti e leggende per bambini che trasforma ogni libro in un viaggio: si leggono racconti, si incontrano dèi, eroi e creature fantastiche e si scopre che, dall’altra parte del mondo, le grandi domande sono spesso molto vicine alle nostre.

Tra illustrazioni da colorare, carte dei personaggi da ritagliare e collezionare, giochi e spunti per inventare nuove storie, la lettura continua anche dopo l’ultima pagina.

Non una lezione da imparare, ma un mondo da esplorare, colorare e rendere proprio con curiosità e immaginazione.

I miti più belli dell’antica Grecia

Si parte dall’Olimpo, dove Zeus, Atena e Poseidone non sono affatto tranquilli come le statue.

Poi arrivano eroi, cavalli alati, labirinti, gorgoni e viaggi impossibili: Ulisse, Medusa, il Minotauro, Pegaso, Polifemo e le Sirene aspettano solo di essere incontrati.

Tra coraggio, astuzia, paura e qualche errore enorme, i miti greci mostrano dèi sorprendentemente imperfetti e protagonisti che provano a trovare la propria strada.

Un viaggio da leggere e da giocare, con racconti accessibili, illustrazioni da colorare e, nella versione cartacea, carte dei personaggi da ritagliare e collezionare.

I miti più belli dell’antico Giappone

In Giappone il confine tra il mondo di tutti i giorni e quello invisibile sembra diventare più sottile.

Ci sono kami, draghi, volpi magiche, kappa, yokai e imperatori; Amaterasu, Susanoo, Momotaro e Kaguya portano il lettore dentro leggende piene di mistero, natura e trasformazioni.

Ogni racconto apre una porta su un immaginario lontano e meraviglioso, dove anche un piccolo dettaglio può nascondere una storia.

Le illustrazioni e le carte-gioco dei personaggi invitano a colorare, ritagliare, collezionare e perfino inventare nuove avventure.

I miti più belli dell’India antica

Un viaggio nell’India antica, dove dèi, dee, animali e creature straordinarie attraversano storie piene di domande grandi.

Con Brahma, Vishnu, Shiva, Ganesha, Hanuman, Rama, Sita e Krishna si incontrano fiumi sacri, serpenti divini, aquile celesti e mondi in cui il tempo può finire e ricominciare.

Le parole più nuove vengono spiegate lungo il cammino, per lasciare spazio alla scoperta senza perdere il gusto dell’avventura.

Le Carte identikit aiutano a riconoscere personaggi e simboli, trasformando la lettura in un gioco di indizi, memoria e immaginazione.

Per far viaggiare le storie

Parole in Aria

Un libro non ha bisogno soltanto di essere scritto.
Ha bisogno di incontrare qualcuno.

Parole in Aria è uno spazio libero dedicato ai libri e agli autori indipendenti: un’identità condivisa per dare visibilità alle storie autopubblicate e aiutarle a trovare nuovi lettori.

Scopri Parole in Aria

Non possiamo scegliere chi diventeranno i nostri figli.

Possiamo però provare a costruire con loro un luogo abbastanza sicuro dal quale partire.

Il resto, prima o poi, dovrà appartenere a loro.

Scrivimi

Se vuoi parlarmi di un libro, di un progetto editoriale, di una collaborazione o semplicemente raccontarmi che cosa una delle mie pagine ha lasciato a te, puoi scrivermi.

Non prometto di avere una risposta intelligente a tutto.

Del resto ho scritto interi libri proprio perché continuo ad avere domande.

[email protected]

Instagram · @parole_in_aria